Categoria: rapporti di coppia

Lo stalking

Il Fenomeno dello stalking, purtroppo, è in costante aumento e ce lo dimostrano i fatti quotidiani di cronaca. Per questo ritengo fondamentale la diffusione di tutte quelle informazioni che possano aiutare le persone a rendersi consapevoli di essere vittime di atti persecutori. La consapevolezza, infatti, è il primo passo.

Buona visione.

Si ringrazia la redazione del blog www.rapportodicoppia.it per la collaborazione.

Consigli per una sana ed equilibrata relazione di coppia

coppia sana e felice

Le distanze s’accorciano con le attenzioni. Si allungano con l’indifferenza. Si perdono con la disattenzione.”

La maggior parte delle coppie, superata la fase iniziale di innamoramento, attraversano una o più crisi. L’errore che più comunemente viene fatto è quello di sottovalutare i problemi, con la speranza che il tempo possa magicamente risolvere il tutto. Molte volte, però, proprio l’assenza di consapevolezza della crisi fa si che le distanze, sia affettive che fisiche, aumentano diventano così grandi da provocare la rottura definitiva del rapporto.

Quali sono i comportamenti che rendono un rapporto sano e felice?

E’ fondamentale dialogare. Il confronto fra i partner consente a ciascuno di poter esprimere liberamente i propri vissuti; l’importante è ascoltare il partner, rendendosi disponibili ad accogliere le eventuali richieste, senza avanzare accuse o recriminazioni. Anche durante una discussione, l’obiettivo deve sempre essere quello di imparare dal confronto stesso, per trovare una soluzione quanto più condivisa da entrambi. Rimanere rigidamente arroccati sulle proprie posizioni contribuirà al perdurare del problema oggetto di discussione.

Questo vale anche per il sesso: non bisogna avere paura o imbarazzo nel confrontarsi sulla sessualità e sulle fantasie reciproche. E’ fondamentale poi  ritagliarsi spazi di intimità per rinforzare l’attrazione e il desiderio reciproco.

Dimostrare i propri sentimenti d’amore e d’affetto al proprio partner è importante.  La manifestazione della propria emotività non è un segno di debolezza ma, al contrario, un indice di forza e sicurezza di sé.

Accettare l’altro per quello che è. Può sembrare un concetto banale ma è fondamentale individuare ed accettare le caratteristiche strutturali ed individuali di una persona poiché difficilmente potranno essere cambiate. E’ tuttavia possibile “smussare” alcuni atteggiamenti individuali ma non è certamente possibile cambiare il modo di essere di qualcuno. Risulta, invece, importante saper andare incontro all’altro, soprattutto quando si tratta di piccole cose.

Non pretendere che il proprio partner possa risolvere i nostri problemi professionali o le nostre problematiche esistenziali. Il supporto dell’altro nei momenti di difficoltà individuale è importante ma il partner non deve essere utilizzato come uno strumento per sfogare la propria frustrazione o la propria rabbia.

Affrontare insieme i cambiamenti della vita. Molto spesso, infatti, la coppia si divide a causa del mancato confronto sulle novità importanti. E’ opportuno parlarne per trovare insieme una soluzione.

La condivisione di hobby e passioni è utile per favorire l’intimità e la complicità nella coppia. Ad esempio  potreste cucinare insieme prima di condividere una romantica cena a lume di candela.

Anche ritagliarsi del tempo libero è  fondamentale. L’importante è non generare nell’altro sensi di colpa. Dedicare del tempo a sé stessi, infatti, rafforza la propria autonomia e la propria autostima.

Mantenere un rapporto equilibrato con le rispettive famiglie d’origine. La causa di molti litigi, infatti, avviene  a causa di dissapori con i familiari dei partner.

In alcuni casi è auspicabile che la coppia si rivolga ad un professionista per superare il momento di difficoltà.

La relazione sentimentale con una persona narcisista

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Il narcisista. Il mio preferito! Ci ho messo una vita a capire che fosse un disturbo di personalità. Per molto tempo ho creduto che parlare sempre e solo di sé fosse una grande qualità e ammiravo l’abilità di far ruotare la conversazione unicamente sulle proprie doti e quando mi capitava di uscire con uno così, passavo la serata ipnotizzata dai suoi monologhi autoreferenziali”

Così una paziente descrive l’inizio di una relazione con un uomo narcisista.

Chi è il narcisista?

La persona con tratti narcisistici ha spesso molti ammiratori poiché possiede un’apparente grande sicurezza e fiducia in se stessa che la rendono attraente e affascinante. E’ spesso una persona manipolatrice, ipocrita, arrogante, autocentrata e bisognosa di una “pubblico” che l’ammiri per raggiungere la massima soddisfazione. Non è capace di amare, non per cattiveria, ma perché “non vede” l’altro: ogni gesto, parola, situazione deve essere tale da metterla al centro dell’attenzione con l’obiettivo di catalizzare l’interesse di tutti.  Presuntuosa e poco tollerante alle critiche altrui, può rispondere con comportamenti aggressivi e violenti.

Come si caratterizza la relazione amorosa con un narcisista?

Al di là dello splendido impeto iniziale, è raro che chi sta a fianco di un narcisista si senta amato, compreso, supportato: un partner narcisista userà la persona con cui è in relazione per dar forza a se stesso.  Attraverso la manipolazione affettiva, cattura la sua preda coprendola inizialmente di attenzioni e di lusinghe. Tuttavia, tale atteggiamento ha solo lo scopo di polarizzare l’attenzione su di se e sul proprio bisogno di essere ammirato e desiderato. Così, se all’inizio il narcisista veste le sembianze del “principe azzurro”, ben presto rivela la sua vera natura di persona egoista e manipolatrice.  La dura realtà è che tutto ciò che fa ha solo delle mire egoistiche, ossia serve a costruire l’immagine di sé che lui vuole vedere nello specchio.

Difficilmente sarà in grado di confrontarsi: durante una discussione ogni tentativo di illustrare il proprio punto di vista e/o i propri bisogni o desideri sarà vano. Anzi, ogni tentativo in tal senso condurrà il narcisista  a riprendersi tutto ciò che aveva finto di provare durante la fase di corteggiamento colpevolizzando,  denigrando e rendendo il partner sempre più insicuro che, nel frattempo, perderà ogni dignità nel vano tentativo di “riavere” la persona conosciuta inizialmente e di cui si è innamorata.

La persona narcisista ha bisogno di avere sempre il controllo della situazione e non si lascia mai coinvolgere sentimentalmente per non cadere vittima del potere dell’ altro. L’intimità prolungata con il partner risveglia le sue paure primordiali di essere rifiutata, imprigionata, costretta a rinunciare alla propria libertà, ansie da cui il narciso si difende, fuggendo dalla relazione. Il suo continuo bisogno di essere desiderato lo condurrà a cercare le attenzioni, reali o virtuali, di altri partner.

Il narcisista non ama vedere soffrire: il  dolore dell’altro gli ricorda troppo la sua sofferenza interiore che in tutti i modi cerca di reprimere. Perciò non contate sul di lui durante un periodo di malattia o durante un momento di crisi esistenziale.

Per questi motivi è importante conoscere ed essere consapevoli delle modalità tipiche della personalità narcisista ed essere pronti alle possibili/probabili conseguenze di questa relazione.

Il desiderio sessuale femminile

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Per non far smorzare il suo desiderio è fondamentale che la donna coltivi l’autostima, poiché il “piacere è piacersi”. Una donna che ama il suo corpo potrà vivere una sessualità appagante e disinibita, mentre una donna ossessionata dal suo corpo tenderà a vivere una sessualità soffocata e imbrigliata nei canoni estetici impostati dai media. Una buona amante è una donna che ama se stessa, perché l’amore che proviamo per noi stessi è il pilastro delle relazioni con gli altri. Fare l’amore significa avvicinarsi al proprio partner, rivelarsi, farsi conoscere in senso profondo: solo chi si accetta veramente può tollerare un tale sguardo ravvicinato.

Al contrario, tante donne “che non si amano” rimangono incastrate in una sessualità difensiva, in cui magari la performance è perfetta, ma non c’è vero abbandono o reale apertura. La donna che non accetta non apprezza il proprio corpo, ha paura del giudizio del partner, non osa esprimersi, provare nuovi comportamenti. E’ proprio la paura del giudizio, del “chissà cosa penserà di me” che blocca l’eros femminile. Ecco perché molte donne  a letto non si lasciano andare, non praticano o ricevono il sesso orale per esempio, perché temono di apparire troppo disinibite ed essere considerate “facili”. In questo modo frenano la loro sensualità, non permettendo così che la magia dell’orgasmo si avveri.

Ma non è solo “colpa” della donna e delle sue insicurezze se l’eros si smorza. Molto spesso è il partner che con i suoi comportamenti contribuisce a non rendere l’eros un’esperienza coinvolgente e travolgente. Un partner trasandato, un partner poco attento ai preliminari, un partner egoista e costantemente concentrato solo sul suo piacere, un partner distante, sicuramente non può accendere la fiamma della passione.

Pertanto le donne devono imparare a trovare l’amore in loro stesse attraverso un percorso di crescita non affannoso e non solamente razionale; non serve ripetere che ci si deve amare, ma occorre cercare, a poco a poco, nelle situazioni della vita, quel nutrimento emotivo che è mancato e che permette all’eros di espandersi e di esprimersi.

In alcuni casi, le problematiche inerenti la sessualità possono causare notevole disagio o difficoltà interpersonali, sfociando nei c.d. Disturbi Sessuali Femminili.

Il ruolo dell’aspetto fisico sull’attrazione iniziale

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Fin da bambini ci viene fornito dai media il “prototipo” di bellezza, con l’implicito messaggio che la bellezza è associata alla bontà. Bombardati dalle immagini dei media, non dovremmo sorprenderci il fatto che condividiamo una serie di criteri di bellezza.

Perché siamo attratti dalla bellezza?

Alcuni studi hanno dimostrato che entrambi i sessi sono attratti da occhi grandi. Questa è una caratteristica considerata tipica del volto “infantile”, in quanto i cuccioli dei mammiferi hanno occhi molto grandi rispetto la forma del viso. Questi tratti del volto infantile risultano attraenti perché suscitano sentimenti di dolcezza e tenerezza. Un’altra caratteristica che desta attenzione sono gli zigomi pronunciati, elemento che è tipico dell’adulto sessualmente maturo. Notiamo però come il volto femminile considerato “bello” presenti più caratteristiche bambinesche (naso e mento piccolo), il che indica che la bellezza femminile viene maggiormente associata alle qualità infantili.

La bellezza costituisce un potente stereotipo: ipotizziamo, in altre parole, che l’essere belli presupponga tutta una serie di elementi desiderabili. Per esempio, si crede che le persone belle abbiano successo, siano più intelligenti, abbiano una sistemazione migliore nella vita, etc

Questo stereotipo però condiziona i giudizi delle persone su un individuo solamente in aree specifiche. Alcuni  studi hanno evidenziato che la bellezza fisica ha un effetto più evidente nelle attribuzioni degli uomini sulle donne rispetto alla competenza sociale: la bellezza è collegata con la socievolezza, l’estroversione e la popolarità. Lo stereotipo del “ciò che è bello è buono” è meno potente invece quando le persone vengono giudicate intelligenti, con una buona autostima e in carriera. Indubbiamente, il “nocciolo di verità” all’interno dello stereotipo è dovuto al fatto che le persone belle ricevono una grande quantità di attenzione, la quale aiuta a sviluppare una buona competenza sociale.

Se la bellezza fisica ha un effetto potente sull’attrazione iniziale, il fatto che ci piaccia qualcuno influenza anche la nostra valutazione di quanto lei o lui siano fisicamente attraenti. Sebbene esistono delle qualità oggettive di una persona che la rendono più attraenti di altre, è anche vero che più ci piace qualcuno, più troviamo bello il suo aspetto fisico.

La gelosia nel rapporto di coppia

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Ognuno di noi avrà vissuto ciò che Shakespeare chiama il mostro dagli occhi verdi, ovvero l’ansia e il risentimento di gelosia che ci assale quando pensiamo che il nostro partner provi interesse per qualcun’ altro. Comunemente si pensa che le persone gelose abbiano poca fiducia in se stesse: se un individuo si sente bene con se stesso, dovrebbe avere pochi motivi di preoccuparsi della perdita della persona amata a causa di un rivale. Si tratta di una conclusione vera solo in parte, in quanto le ricerche hanno dimostrato una bassa correlazione fra gelosia e livello di autostima. Le persone diventano gelose quando sentono minacciato qualcosa che è particolarmente rilevante per il proprio senso del valore di sé. Le persone quindi, diventano gelose quando sono in competizione con un rivale in una sfera della loro vita che valutano fondamentale. Questo accade soprattutto con gli individui che hanno una relazione esclusiva con il proprio partner.

Possiamo ritenere  “sana”  un’adeguata dose  di gelosia nel rapporto, da considerarsi come un indice di interesse verso il partner, il quale, a suo volta, si sente desiderato e amato. La gelosia “tiranna” invece è caratterizzata dall’ossessione del possesso dell’altro e dalla paura di subire un tradimento o un abbandono.

Nella coppia gelosa, il punto di forza è l’estrema unione che si crea all’interno della coppia stessa. Si sa tutto dell’altro in ogni momento e secondo. Forte il desiderio di controllo e di possessione che, se da un lato può generare un senso di claustrofobia, dall’altro rende gli amanti molto vicini. Si vive in simbiosi e ci si abitua alla presenza dell’altro dandola per scontata e questo contribuisce a conoscersi molto bene. I problemi della coppia gelosa sorgono quando dopo i primi tempi di passione violenta si sente la voglia di aprirsi anche al resto del mondo per portare novità all’interno del rapporto. A questo punto però si scatenano nervosismi e insofferenze, paure di essere traditi perché uno dei due partner sta cambiando le regole del gioco. Per questo tipo di rapporto la soluzione migliore è assecondare il desiderio di uno dei due partner di provare a cambiare le regole del gioco. Una coppia gelosa dopo un po’ che è racchiusa nel proprio equilibrio sente il bisogno di nuovi stimoli per fortificare il rapporto stesso. E’ difficile all’inizio vincere la paura e fare un salto nel vuoto ma, per il benessere di entrambi i partner, è necessario un piccolo cambiamento e meno gelosia all’interno del rapporto.

Simile discorso per la coppia ossessiva che rischia di soffocare il sentimento nella banalità di comportarsi sempre e comunque secondo gli stessi schemi predefiniti. Anche per la coppia ossessiva è necessario aprirsi alle novità e agli altri senza paura di perdere il partner. Per entrambe le coppie il mondo esterno deve diventare una risorsa e non uno spauracchio da evitare.

La coppia libertina, ha il difetto opposto, la mancanza di unità e intimità. Gode di meno limiti rispetto alla coppia ossessiva e a quella gelosa ma il risultato che si viene a creare è spesso scarsa intimità e conoscenza dell’altro. Non potendo fare troppo affidamento sul partner si tende spesso ad aprirsi con minore facilità e a produrre meno empatia. Però la tanta libertà crea un ambiente frizzante, libertino, divertente e mai noioso. Un buon compromesso all’interno di questo tipo di coppia consiste nel parlare chiaramente proponendo minore libertà in favore di un rapporto più intimo e magari più costruttivo. Il rischio della coppia libertina è infatti quello di creare un rapporto spesso superficiale e poco profondo.

Ogni coppia sembra quindi avere limiti e qualità positive è un consiglio è quello di rubare dagli altri modelli i fattori positivi e cercare di allontanare quelli negativi creando un giusto mix tra coppia gelosa, ossessiva e libertina (vedi qui ulteriori consigli)

La fiducia nel rapporto di coppia

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Quante volte vi siete ritrovati a guardare con sospetto il partner, ad avere la tentazione di guardargli il cellulare, controllargli l’e-mail, fare domande incalzanti al migliore amico per sapere se veramente, durante quel determinato giorno, si svolgeva la partita di calcetto o la riunione straordinaria in ufficio? Ci sono poi alcune gelosie patologiche che non si placano nemmeno a seguito di pedinamenti, appostamenti o domande insistenti.

Ma è davvero utile per la coppia essere sempre in costante tensione e gelosia verso il partner? Davvero non ci può essere sollievo, ma bisogna diffidare di tutto e tutti?

La gelosia e il sospetto sono componenti comuni in un rapporto di coppia, sentimenti spontanei che appartengono ad entrambi i sessi, che spesso però sovrastano la fiducia verso il partner, ledendo profondamente l’equilibrio e la stabilità di una relazione.

Ci sono alcune “regole generali” che possono alimentare la fiducia reciproca, metodi molto più utili del pedinamento e della ricerca ossessiva di indizi di infedeltà del partner.

 

Libertà. Può sembrare banale ma la prima regola necessaria ad ogni regime di fedeltà reciproca è il dialogo e la libertà di esprimersi. Il tentativo di rinchiudere l’altro per paura che scappi, non fa altro che incrementare questa paura, soffocandolo. Concedete quindi al vostro partner di organizzare il suo tempo libero come meglio crede: cene con amici/che, serate in discoteca, partite di calcetto, etc etc. Questo vale anche per voi: il partner, se si verifica una situazione nella quale voi non uscite mai e lui sì, potrebbe sentirsi in colpa o aver paura di trascurarvi. Quindi, cercate anche voi di coltivare interesse e di ritagliarvi del tempo per voi stessi.

Esprimere le proprie esigenze. Succede spesso di non esprimere i propri desideri ed esigenze per paura che non corrispondono a quelle del partner. E’ invece importante comunicare in maniera efficace desideri e hobby, anche se si tratta di qualcosa verso cui l’altro appare indifferente.

Non controllare in maniera ossessiva. La scena tipica è la seguente: interrogatorio serrato su ciò che il vostro partner ha fatto la sera prima. In questo modo vi ponete in una posizione di superiorità e di interrogazione, come se voi foste superiori e in cerca di una manipolazione per trovare l’errore e la colpevolezza. In questo caso l’altro si potrebbe sentire accusato e aggredito. Meglio lasciar perdere e rimandare al giorno dopo i chiarimenti in maniera più soft.

Un pizzico di mistero. E’ vero che la gelosia ossessiva fa male, ma anche la sua totale assenza non giova al rapporto. E’ fondamentale che il partner abbia una “sottile paura” di perdervi. Nulla deve essere dato per scontato.

Evitare le scenate in pubblico. Se siete delle persone gelose, evitate di mettere l’altro in imbarazzo o di farlo sentire in gabbia con la paura di una scenata.

Cercare di essere comprensivi. Un modo per facilitare la comunicazione è instaurare un dialogo sereno, in modo da chiarire e superare eventuali incomprensioni senza che vengano invece covate nel rancore.

Dare il buon esempio. Siate affidabili per primi. E’ difficile reclamare fiducia e fedeltà e poi comportarsi come se si fosse da soli. Quindi, è utile non adottare atteggiamenti che potrebbero darvi fastidio nell’altro.

La fine di una relazione coniugale

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Oggi anche se il matrimonio rimane la forma di vita prediletta da molte persone, un modello quasi ideale di esistenza, quando accade che l’amore finisce, si opta sempre più spesso per la separazione legale e poi per il divorzio. E’ proprio perché il matrimonio costituisce un ideale troppo elevato che le coppie scelgono la separazione: non hanno saputo rispondere alle aspettative di vita matrimoniale, auspicano ben altro e di più dal matrimonio e quindi, quando l’amore è  venuto meno ed ha lasciato spazio al litigio, optano per la separazione in vista della possibilità di una vita migliore senza il coniuge, e forse, di un nuovo legame affettivo.

In base ad una prima concezione (risalente agli anni ’60) il divorzio era considerato come “evento patologico” e la sua diffusione era interpretata come un indicatore dell’aumento della disorganizzazione sociale. Questa concezione è stata poi sottoposta a revisione critica nel decennio successivo. La concezione precedente è stata infatti prima sostituita dal modello “divorzio-sanzione”, in base al quale la concessione del divorzio era subordina all’accertamento di una colpa commessa da uno dei due coniugi, e poi dal modello “divorzio-fallimento e rimedio”, secondo il quale il matrimonio poteva essere sciolto anche quando la convivenza fosse diventata intollerabile e fosse venuta meno ogni comunione di vita familiare. Dalla fine degli anni ’70 si è inoltre affermata un’ulteriore concezione che costituisce un arricchimento della precedente: il divorzio concepito come una fase o uno stadio del ciclo di vita di un numero sempre più rilevante di persone, una transizione, un passaggio da un assetto familiare ad un altro. La tendenza attuale è quindi quella di far rientrare separazione e divorzio nella “normalità” della  evoluzione della vita familiare e ciò sulla base della frequenza con cui essi si presentano. Ultimamente sembra che si stia attuando un nuovo passaggio dal “divorzio-rimedio” al “divorzio-conquista”: secondo questa prospettiva, la felicità di sciogliere il matrimonio “se qualcosa non va” sarebbe un nuovo valore conquistato dalle nuove generazioni.

L’elaborazione psicologica del lutto dovuto alla separazione o al divorzio richiede un notevole sforzo di adattamento mentale, ma non prescinde comunque da aspetti concreti quali la disponibilità di una casa o la ricerca di una nuova abitazione da parte dei mariti e il problema economico che affligge le mogli. Va rilevato che un quadro di conflittualità più marcata caratterizza le separazioni di coniugi con figli: risulta infatti particolarmente difficile separare l’ambito genitoriale da quello coniugale perché i soggetti si confrontano continuamente con l’ex-coniuge nell’esercitare i propri diritti e doveri di genitore (affidatario o non).

In alcuni casi, un percorso di supporto psicologico potrebbe rivelarsi utile non solo per aiutare la persona ad affrontare la sofferenza dovuta alla separazione coniugale, ma anche per gestire  adeguatamente il nuovo assetto familiare e genitoriale, specie nei casi in cui vi è fra gli ex coniugi una elevata conflittualità che potrebbe incidere negativamente sull’equilibrio psico-evolutivo della prole.