Tag: autoefficacia

L’ottimismo: il grande fattore motivante

Chi sono gli ottimisti?

Essere ottimista, come pure essere inclini alla speranza, significa nutrire forti aspettative che, in generale, gli eventi della vita volgeranno al meglio nonostante i fallimenti e le frustrazioni. Dal punto di vista dell’intelligenza emotiva, l’ottimismo è un atteggiamento che impedisce all’individuo di sprofondare nell’apatia o nella depressione e di scivolare nella disperazione di fronte a situazioni difficili. Come nel caso della speranza, che è sua stretta parente, l’ottimismo si rivela fonte di grandi vantaggi (purchè, naturalmente, si tratti di un ottimismo realistico; un ottimismo troppo ingenuo può essere disastroso).

Come funziona il pensiero ottimista?

Alcuni autori definiscono l’ottimismo sulla base del modo in cui gli individui spiegano a se stessi i propri successi e i propri fallimenti. Gli ottimisti attribuiscono il fallimento a dettagli che possono essere modificati in modo da garantirsi buoni risultati nei futuri tentativi, mentre i pessimisti si assumono di persona la colpa dell’insuccesso, attribuendolo ad aspetti o circostanze durevoli che essi non hanno la possibilità di modificare. Queste diverse spiegazioni si ripercuotono profondamente sul modo in cui le persone reagiscono agli eventi della vita. Ad esempio, di fronte a una delusione (come il vedersi rifiutato per un lavoro) gli ottimisti tendono a reagire attivamente e con un atteggiamento pieno di speranza, formulando un piano d’azione e cercando l’aiuto e il consiglio di qualcuno; essi considerano l’insuccesso come qualcosa alla quale si può rimediare. I pessimisti, invece, reagiscono a tali fallimenti dando per scontato il fatto di non poter far nulla affinchè le cose vadano meglio la volta successiva; costoro pertanto  non fanno nulla per risolvere il problema e attribuiscono l’insuccesso a qualche carenza personale che li affliggerà a lungo.

Perché alcune persone ottimiste ed altre pessimiste?

La forma mentis positiva o negativa può benissimo dipendere dal temperamento innato; alcune persone tendono per natura verso l’uno o l’altro atteggiamento. Il temperamento però può essere modificato dall’esperienza. L’ottimismo e la speranza – -proprio come il senso di impotenza e la disperazione – possono essere appresi. Alla base di entrambi c’è una visione che gli psicologi chiamano self-efficacy, ossia la convinzione di avere il controllo sugli eventi della propria vita e di poter accettare le sfide nel momento in cui esse si presentano. Lo sviluppo di una competenza di qualunque tipo rafforza questa sensazione aumentando la disponibilità dell’individuo a correre rischi e a tentare imprese sempre più difficili. A sua volta, il superare queste difficoltà, aumenta il self-efficacy. Questo atteggiamento aumenta le probabilità che gli individui facciano miglior uso delle proprie capacità – o che facciano quanto è necessario per svilupparle.

Rivolgiti al nostro studio per imparare ad aumentare il tuo “self-efficacy” !