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Strategie per affrontare la depressione

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Cos’è la depressione? 

La tristezza è lo stato d’animo per liberarsi del quale è generalmente richiesto uno sforzo maggiore. Non è tuttavia opportuno sfuggire a qualsiasi tipo di tristezza; anch’essa, come ogni stato d’animo, ha i suoi aspetti positivi: mette un freno al nostro interesse per le distrazioni e i piaceri, fissa l’attenzione su ciò che abbiamo perduto, e – almeno per il momento – ci sottrae l’energia per intraprendere nuove imprese. In breve, essa instaura una sorta di ritiro riflessivo dalla occupazioni frenetiche della vita, lasciandoci in uno stato di sospensione che ci consente di elaborare il lutto per la perdita, di meditare sul suo significato, di adeguarci psicologicamente a essa e, infine, di fare nuovi progetti che ci consentiranno di sopravvivere.

Il senso di privazione è utile; la depressione completa no. La tristezza è uno stato d’animo di gran lunga più comune e che, in corrispondenza del limite superiore, sconfina in quella che viene definita “depressione subclinica”, ovvero la comune malinconia. Si tratta di un tipo di sconforto che l’individuo riesce a gestire da sé, purché abbia le risorse interiori per farlo. Purtroppo, alcune delle strategie alle quali si ricorre più spesso per vincere questo stato d’animo possono fallire, lasciando l’individuo in condizioni peggiori di prima. Una di queste strategie consiste semplicemente nel starsene da soli – una scelta spesso invitante per chi si sente giù di morale; altrettanto spesso però essa non fa altro che aggiungere alla tristezza un senso di solitudine e di isolamento. Questo può in parte spiegare come mai alcune ricerche hanno evidenziato che la tattica più diffusa per combattere la depressione è la socializzazione: andar fuori a mangiare, a vedere una partita o al cinema, insomma, fare qualcosa con gli amici o i familiari. Questa strategia funziona bene quando il suo effetto netto è quello di liberare la mente dell’individuo dalla sua tristezza. Ma se egli si serve dell’occasione di socializzare solo per rimuginare ulteriormente su ciò che ha provocato lo scoramento, questa strategia non farà che prolungare il suo stato. In effetti, il grado in cui l’individuo continua a rimuginare sulla propria depressione è uno dei principali fattori che determinano se il suo stato persisterà o andrà via dissipandosi. Il continuo preoccuparsi su ciò che ci deprime, non fa che rendere la depressione ancora più intensa e prolungata. Uno dei motivi che spiegano l’utilità della distrazione sta nel fatto che i pensieri del depresso sono automatici, e si insinuano nella sua mente senza essere stati in qualche modo sollecitati.

Strategie per tirarsi su

Il pianto potrebbe essere un modo naturale per abbassare i livelli delle sostanze chimiche che innescano la sofferenza a livello cerebrale. Sebbene il pianto possa a volte interrompere un attacco di tristezza, esso può anche lasciare l’individuo ossessionato sui motivi della disperazione.  L’idea di un “bel pianto” è fuorviante: il pianto che rinforza la tendenza a rimuginare non fa che prolungare l’infelicità.

Le distrazioni più efficaci sono quelle che modificano l’umore: un evento sportivo entusiasmante, un film divertente, ecc.

Un altro metodo è costituito dall’attività fisica, efficace in quanto modifica lo stato fisiologico causato dallo stato d’animo negativo: la depressione è caratterizzata da un basso grado di attivazione fisiologica, e la ginnastica aerobica, ad esempio,  pone invece l’organismo in uno stato di forte attivazione.

Un’altra tecnica efficace per sollevarsi il morale è quella di prepararsi un piccolo trionfo o un facile successo: affrontare un lavoro di casa a lungo rimandato o sbrigare qualche altra incombenza della quale si desidera liberarsi. Per lo stesso motivo, tutto quanto contribuisce  a migliore l’immagine di sé ha un effetto rasserenante, anche se si tratta solo di vestirsi bene o di truccarsi.

Un altro antidodo molto diffuso contro la depressione, è quello di tirarsi su con il cibo e altri piaceri sensuali, dai bagni caldi al mangiare cibi preferiti, dall’ascolto della musica, al sesso. Il problema legato all’uso del cibo o dell’alcol come antidoti sta ovviamente nella probabilità che essi falliscono: il troppo mangiare scatena sensi di colpa; l’alcol, poi, ha un effetto depressivo sul sistema nervoso centrale, e pertanto si rivela un rimedio peggiore del male. Una famosa citazione recita “ è inutile affogare i dispiaceri nell’alcol, alcuni di loro sanno nuotare benissimo”.

Uno degli antidoti più potenti contro la depressione è il reinquadramento cognitivo, ossia il cercare di considerare la situazione in modo diverso. Per esempio, è’ naturale piangere per la fine di una relazione; tuttavia, indugiare nell’autocommiserazione, ad esempio dicendo a se stessi “ciò significa che resterò sempre solo/a”rende sicuramente più profondo il senso di disperazione. Un buon antidoto contro la sofferenza per la fine di una relazione amorosa consiste, invece, nel fare, per così dire, un passo indietro e nel pensare a tutti quegli aspetti della relazione che lasciavano a desiderare e nei quali voi e il vostro partner non eravate molto ben assortiti.

Un’altra strategia efficace per sollevare il morale è quella di aiutare altre persone in difficoltà. Poiché la depressione è alimentata da pensieri e preoccupazioni riferiti a sé, nel momento stesso in cui empatizziamo con altre persone sofferenti e le aiutiamo, ci sentiamo sollevati.

Nell’ambito della terapia, la riflessione profonda sulle cause delle propria depressione può essere utilissima, purché porti ad un buon livello di comprensione di se stessi,  ad azioni che modificano le cause della depressione.

 

 

La tristezza

La tristezza è lo stato d’animo per liberarsi del quale è generalmente richiesto uno sforzo maggiore. Non è tuttavia opportuno sfuggire a qualsiasi tipo di tristezza; anch’essa, come ogni stato d’animo, ha i suoi aspetti positivi: mette un freno al nostro interesse per le distrazioni e i piaceri, fissa l’attenzione su ciò che abbiamo perduto, e – almeno per il momento – ci sottrae l’energia per intraprendere nuove imprese. In breve, essa instaura una sorta di ritiro riflessivo dalla occupazioni frenetiche della vita, lasciandoci in uno stato di sospensione che ci consente di elaborare il lutto per la perdita, di meditare sul suo significato, di adeguarci psicologicamente a essa e, infine, di fare nuovi progetti che ci consentiranno di sopravvivere.

Il senso di privazione è utile; la depressione completa no. La tristezza è uno stato d’animo di gran lunga più comune e che, in corrispondenza del limite superiore, sconfina in quella che viene definita “depressione subclinica”, ovvero la comune malinconia. Si tratta di un tipo di sconforto che l’individuo riesce a gestire da sé, purchè abbia le risorse interiori per farlo. Purtroppo, alcune delle strategie alle quali si ricorre più spesso per vincere questo stato d’animo possono fallire, lasciando l’individuo in condizioni peggiori di prima. Una di queste strategie consiste semplicemente nel starsene da soli – una scelta spesso invitante per chi si sente giù di morale; altrettanto spesso però essa non fa altro che aggiungere alla tristezza un senso di solitudine e di isolamento. Questo può in parte spiegare come mai alcune ricerche hanno evidenziato che la tattica più diffusa per combattere la depressione è la socializzazione: andar fuori a mangiare, a vedere una partita o al cinema, insomma, fare qualcosa con gli amici o i familiari. Questa strategia funziona bene quando il suo effetto netto è quello di liberare la mente dell’individuo dalla sua tristezza. Ma se egli si serve dell’occasione di socializzare solo per rimuginare ulteriormente su ciò che ha provocato lo scoramento, questa strategia non farà che prolungare il suo stato. In effetti, il grado in cui l’individuo continua a rimuginare sulla propria depressione è uno dei principali fattori che determinano se il suo stato persisterà o andrà via dissipandosi. Il continuo preoccuparsi su ciò che ci deprime, non fa che rendere la depressione ancora più intensa e prolungata.

In questi casi può essere utile rivolgersi ad uno psicologo: la riflessione profonda sulle cause delle propria depressione può essere utilissima, portando ad un buon livello di comprensione di se stessi e ad azioni che modificano le cause della depressione.