Tag: fornire una base sicura per i figli

Legame genitoriale e comportamento di attaccamento

Cos’è il comportamento di attaccamento?

Gli studi di Bowlby e dei suoi collaboratori hanno evidenziato come il legame iniziale che ogni bambino instaura con la propria madre dipende da un bisogno innato di entrare in contatto con gli appartenenti alla propria specie; il comportamento di attaccamento è quel comportamento che il bambino manifesta verso un adulto di riferimento, che ritiene in grado di affrontare il mondo in modo adeguato. Questo comportamento diviene evidente ogni volta che il bambino è spaventato, stanco, malato, e si attenua quando riceve conforto e cure.

Quale relazione c’è fra legame di attaccamento e relazioni interpersonali adulte?

Il senso di sé e l’autostima si formano e si costruiscono in funzione di tale relazione primaria. Inoltre il legame che il bambino sperimenta in questa relazione, modellerà i successivi legami, poiché l’individuo, nel momento del contatto con l’altro, porta con sé tutto il bagaglio delle esperienze precedenti.

Se osserviamo dei neonati interagire con adulti (madre o padre) nei primi giorni di vita, vediamo che questi neonati interagiscono con gli altri adulti con modalità notevolmente variabili da un neonato all’altro; possiamo però osservare che anche gli adulti interagiscono con i neonati con modalità assai diverse da un adulto all’altro.

Ciò che colpisce però nel comportamento dei neonati, oltre alla sua notevole variabilità, è anche il fatto che queste differenze fra neonati appaiono spesso così ben definite e consolidate da apparire “naturali”; in altri termini, i comportamenti del neonato sarebbero caratteristiche del suo temperamento. Sembra, in effetti, difficile ammettere che differenze così ben consolidate possano essere state apprese in così pochi giorni, in modo così ben definito. Per esempio, un neonato che durante l’allattamento al seno guarda costantemente il viso della madre; un altro neonato invece evita sistematicamente di guardare il viso dei genitori; alcuni neonati, infine, appena attaccati al seno chiudono gli occhi.

Quando nell’interazione l’adulto tiene il viso stabile e vicino al neonato, aumenta la probabilità che il neonato lo osservi attentamente; questa probabilità aumenta ulteriormente se interviene l’imitazione (dei movimenti della bocca, o della lingua, o dei vocalizzi), o se l’adulto parla in “madrese”. Se imitazione e linguaggio “madrese” non intervengono, l’osservazione del viso nel corso dei giorni diminuisce; il viso, inviando poca informazione, diventa banale. Se il viso è distante e/o instabile, viene evitato dal neonato.

L’essere osservato dal neonato produce intense reazioni emotive nell’adulto. Spesso gli adulti non riescono ad elaborare questi stati emotivi e mettono in atto meccanismo di difesa, che consistono in frequenti variazioni della posizione del viso, linguaggio accelerato, azioni intrusive con le mani sul viso o sulle mani del neonato, modificazioni della postura. Queste variazioni spesso inducono il neonato a distogliere lo sguardo e quindi a ridurre l’intensità della reazione emotiva nell’adulto. La presenza di meccanismi di difesa comporta tipiche distorsioni dell’interpretazione dei segnali del neonato. Per esempio: viso del neonato rivolto verso l’adulto interpretato sistematicamente come richiesta di cibo e non di comunicazione; viso del neonato evitante interpretato non come evitamento di azioni intrusive (tra cui linguaggio accelerato), ma come necessità di ulteriori “azioni” per ottenere l’attenzione del neonato, con esito di confermare l’evitamento del viso; pianto del neonato interpretato come effetto del temperamento o della fame e mai come richiesta di attenzione-comunicazione; il rifiuto del seno o del biberon interpretato non come indice di sazietà, ma di svogliatezza; gli occhi chiusi non sempre come indice di sonnolenza ma anche di noia. L’assenza di consistenti meccanismi di difesa (e quindi l’elaborazione delle emozioni) induce l’adulto a prediligere le posture che permettono la frontalità ravvicinata dei visi rispetto a quelle che la rendono difficile o la impediscono (fronte-spalla, neonato prono sulle gambe o sul braccio).

Un altro  aspetto molto interessante dell’interazione è costituito dall’interazioni delle mani. Quando il neonato tocca la mano dell’adulto, o meglio ne stringe un dito con la mano,  se ne distacca poco dopo se la mano o il dito dell’adulto resta fermo; rimane invece in contatto se si crea uno scambio di segnali caratterizzato da una reciproca presa di turno.

Quando l’adulto organizza una comunicazione “buona”, cioè sintonizzata sui segnali del neonato, è molto più facile per il neonato attribuire, attraverso le risposte dell’adulto,  un significato ai propri comportamenti. Di conseguenza il neonato acquista fiducia nella propria capacità di regolare il comportamento dell’altro, e probabilmente organizza dei suoi comportamenti quando, rifiutando il biberon o il seno per sazietà, guarda il viso dell’adulto.

Quando l’adulto di riferimento non è responsivo, non è disponibile, è incostante, i comportamenti di attaccamento (pianto, richiamo…) del bambino falliscono costantemente, il bambino è costretto a sviluppare strategie difensive che escludano queste dolorose informazioni dalla consapevolezza. L’indisponibilità dell’adulto di riferimento, da cui il bambino dipende per la sua protezione e sopravvivenza, creerà nel bambino una vulnerabilità verso la paura della perdita dell’altro.

I bambini con attaccamento sicuro risolvono i problemi evolutivi in modo adattivo. Al contrario, quelli con attaccamento insicuro mostrano difficoltà nella tarda infanzia, che includono eccessiva dipendenza, competenza sociale limitata e una minor forza dell’Io.