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Il profilo psicologico dello stalker

stalking

Stalking letteralmente significa “inseguire” e definisce un campionario comportamentale che include telefonate e lettere anonime, pedinamenti e appostamenti, minacce e aggressioni, intrusioni continue nella vita privata e lavorativa; questi comportamenti assumono carattere ossessivo. In definitiva, identifica una sistemica violazione della libertà personale.

Il profilo psicologico dello Stalker

Il persecutore può agire spinto dal desiderio di avvicinare una persona famosa, per desiderio di recuperare il partner perduto, per cominciare una nuova relazione di amicizia e amore, oppure per desiderio di vendetta; la persecuzione può estendersi anche ai familiari e/o conoscenti.

Qualunque sia la motivazione, lo stalker (persecutore) diviene schiavo del proprio progetto, tanto da non riuscire a decodificare correttamente le risposte altrui. Una ricerca australiana ha identificato cinque tipologie di stalker, basandosi sulle motivazioni:

  • Il respinto;
  • Il bisognoso d’affetto;
  • Il corteggiatore incompetente;
  • Il risentito:
  • Il predatore.

 

Ad esempio l’obiettivo del “risentito” è quello di vendicarsi di un danno o un torto subito, è guidato da un piano punitivo attraverso cui giustifica i propri comportamenti; ciò che lo rinforza è la sensazione di potere e di controllo.

Il “respinto” ha come obiettivo la riconciliazione con un ex-partner o con un partner attuale che vuole interrompere la relazione, oppure desidera la vendetta. La persecuzione riproduce una relazione la cui rottura viene vissuta dallo stalker come un grave disagio, un’umiliazione intollerabile, la rinuncia del partner è intesa come la perdita del controllo di una parte di sé.

Il delirio erotomane, è una forma amplificata del “bisognoso d’affetto”; l’erotomane non accetta di non essere ricambiato, il suo amore si basa su una fissazione totalizzante.

Il “corteggiatore incompetente” non riesce invece ad entrare in sintonia con l’altro a causa della propria incapacità nell’avvicinamento.

Il “predatore” ha come scopo un rapporto sessuale con la vittima, egli prova soddisfazione e senso di potere nella pianificazione dell’agguato.

E’ fondamentale, quindi, non sottovalutare i comportamenti persecutori di cui si è vittime e, soprattutto, rivolgersi a dei centri antiviolenza che possano aiutare la persona ad affrontare ogni aspetto del problema, sia da un punto di vista psicologico che legale.